la triste mietitrice

Nel corso della storia ci sono state diverse rappresentazioni della morte, dalle Valchirie della mitologia norvegese, al dio Thanatos dei greci, ma una delle icone più pervasive nella cultura pop è il Grim Reaper o triste mietitore.

Il mietitore

Raffigurata come una figura scheletrica ammantata di vesti nere e fluenti con in mano una falce, questa immagine della morte non è uscita dal nulla, infatti tutto di questo simbolo è pieno di significato.

Questa temuta figura del Reaper (mietitore), proviene da un periodo della storia umana che ancora fa rabbrividire. La morte nera, ovvero la peste bubbonica, scoppiò durante il 14° secolo, divenendo una delle pandemie più letali della storia umana. Almeno 25 milioni di persone morirono a quel tempo, e altri milioni continuarono a morire nei focolai che si "accendevano" di tanto in tanto.

Non sorprende che la paura della morte, abbia cominciato a pervadere la società e la psiche umana, mentre la gente vedeva il dolore causato da questa malattia che non lasciava scampo se non a una percentuale veramente esigua (se non sbaglio solo circa il 20% sopravviveva), oltre allo spettacolo che echeggiava negli occhi di chi sperimentava da vicino ciò che i malati diventavano, vedendo la carne annerita e la cancrena che provocava nei malati.

E così l'arte cominciò a raffigurare la morte, the grim reaper appunto in inglese, come una figura scheletrica. Si pensa che questa figura scheletrica, sia scaturita dalle pile di cadaveri che si trovavano per le strade, soggetti morti per la peste, ma che nessuno si azzardava a seppellire.

Di solito la morte veniva mostrata con un qualche tipo di arma, che fosse una balestra, una falce o qualcos'altro. Ad un certo punto, l'arma divenne una falce, uno strumento agricolo con una lunga impugnatura e una lama curva nella parte superiore. La falce fu adottata come arma d'elezione in quanto sembrava che la morte stesse falciando gli umani, come se fossero grano maturo in campo, e diverse opere d'arte cominciarono ad usare questa simbologia per le proprie produzioni artistiche.

Il mantello nero del triste mietitore, usa il suo colore nero in due modi. Il primo fra tutti, perché il nero è il colore del lutto, tradizionalmente indossato ai funerali (almeno nella cultura occidentale) e dai cari ancora in lutto. Inoltre, la morte si nasconde nelle ombre e nelle tenebre, perché gioca con la paura dell'uomo che non sa quando il mietitore lo ghermirà portandolo nella tomba.

L'immagine del "the grim reaper", è diventata ispirazione per i narratori di storie horror sin dal suo inizio. Dalla canzone Blue Oyster Cult "(Do not Fear) The Reaper", alla serie Showtime "Dead Like Me", l'immagine del Grim Reaper non ispira lo stesso livello di paura di una volta, ma ora offre intrattenimento attraverso lo storytelling, anche se a livello del subconscio, la figura del triste mietitore, innesca ancora forti emozioni, senza che ce ne rendiamo conto.

Come agisce il Grim Reaper

Come dice il proverbio, nulla nella vita è certo, tranne la morte e le tasse. Per la maggior parte di noi, l'altra certezza di essere umani non è così concreta. Secondo i biologi, la morte è la cessazione totale dei processi vitali che, alla fine, sopraggiunge a tutti gli esseri viventi. Sfortunatamente, questa definizione non descrive adeguatamente di cosa sia la morte. Non ci dice cosa vuol dire morire. Come ci sentiremo? Cosa vedremo? Che cosa faremo? Dove andremo?

The Grim Reaper, la personificazione della morte con mantello nero e falce. Sappiamo tutti esattamente chi è e cosa vuole. Viene per ogni persona, clessidra in mano, in attesa che l'ultimo granello di sabbia cada. Quandociò accade, raccoglie l'anima dello sventurato recidendo la vita del soggetto, con la sua lama affilata come un rasoio. Anche se l'immagine simbolica non è piacevole, rende l'idea di cosa sia la morte e la triste mietitrice. Essa avanza seza pietà, non ci si ragiona né si mercanteggia.

Quando la tua ora è arrivata, non c'è nulla che tu possa fare o dire per fermare l'ineluttabile. Come dicevano i vichinghi e le culture nordiche europee, "puoi nasconderti o scappare e gridare, oppure cercare di scappare, ma quando la tua ora è giunta tutto finisce" ... ecco perché spesso affrontavano la morte ridendo.

the grim reaper la morte

In definitiva, questo è il "lavoro" del Grim Reaper, della triste mietitrice di anime, se vogliamo darle un volto "umano" anche se sempre collegato alla morte. Ma perché gli umani si sono sentiti in dovere di rendere il Grim Reaper, così triste? Perché non farne una guida amichevole e utile per gli inferi?

Come disse una volta Lewis Carroll, è meglio iniziare dall'inizio. E per il Grim Reaper, l'inizio può essere trovato nei miti della creazione presenti in tutte le culture.

Accettazione della propria mortalità

In quasi tutte le culture e religioni, gli esseri umani sono stati inizialmente creati come esseri immortali, che vennero spodestati di questa immortalità oppure persero per errori o scelte questa facoltà, partendo dal loro stato di perfezione. La caduta di Adamo ed Eva è l'esempio classico, riportato nella Bibbia. Secondo il Libro della Genesi, Dio creò Adamo ed Eva per prendersi cura del mondo che aveva creato e per popolare la Terra.

In altre religioni, gli umani furono creati come mortali che tentarono, ma fallendo, di raggiungere l'immortalità. The Epic of Gilgamesh racconta questa storia. Un prodotto della letteratura mesopotamica, dove Gilgamesh era figlio di una dea e di un re umano. Gilgamesh, tuttavia, rimase mortale come qualsiasi altro uomo, incluso il suo migliore amico Enkidu. Quando Enkidu morì, il grande eroe venne perseguitato dalla prospettiva della morte e partì alla ricerca dell'immortalità.

I suoi viaggi lo portarono a Utnapishtim, un umano a cui era stato permesso dagli dei di vivere per sempre. Utnapishtim promise di concedere l'immortalità a Gilgamesh se l'eroe fosse restato sveglio per una settimana. Gilgamesh alla fine si addormentò, ma Utnapishtim lo premiò lo stesso, donandogli una pianta che aveva il potere di ringiovanire. Nel viaggio verso casa, un serpente affamato divorò la pianta, ponendo fine a ogni speranza che Gilgamesh ottenesse l'immortalità.

Nella leggenda mesopotamica, Gilgamesh torna a casa e accetta felicemente la sua vita da mortale. La maggior parte degli umani, tuttavia, non sono così accomodanti. Noi umani, siamo turbati dall'idea della nostra stessa mortalità. La morte è un'ombra costante che incombe su tutto ciò che facciamo. La ricerca lo conferma. Un sondaggio del 2007 ha rilevato che il 20% degli americani di età pari o superiore a 50 anni, si spaventano quando pensano a cosa succederà loro quando moriranno. Il 53% crede nell'esistenza di spiriti o fantasmi; 73% di loro crede nella vita dopo la morte [fonte: AARP].

Chiaramente, ciò che accade mentre moriamo, così come quello che succede dopo la morte, è una preoccupazione importante, come lo è stato per migliaia di anni. Per dare un senso alla morte e alla mortalità, gli umani si affidano a un metodo provato: danno alla morte una forma che riconoscono. Questo, trasforma un fenomeno astratto, invisibile, in qualcosa di reale e tangibile. Se guardi la morte e vedi un volto familiare, puoi capirla. Se guardi la morte e vedi un viso gentile , ancora meglio, perché riesci a mettere da parte le tue paure.

Origine del simbolo del Grim Reaper

"Se hai intenzione di dare alla morte un volto umano, perché non renderlo amichevole?" Questo è stato l'approccio adottato dai greci, che chiamarono la morte Thanatos. Thanatos era il fratello gemello di Hypnos, il dio del sonno, ed entrambi erano ritratti come uomini giovani e piacevoli. In alcune illustrazioni, Thanatos appare con le ali e una fiamma estinta. Il suo compito era quello di accompagnare i defunti nell'Ade, la malavita greca. Lì, Thanatos avrebbe consegnato le anime a Charon (Caronte), il traghettatore sul fiume Styx. In questa versione, la morte non è brutta e terrificante, ma attraente e utile.

thanatos

Thanatos l'idea greca della morte

Sorsero anche le versioni femminili della morte. Nella mitologia norrena, le Valchirie erano belle giovani donne che servivano sia come messaggeri di Odino, che come scorta per le anime dei guerrieri uccisi in battaglia. In effetti, il nome Valchirie significava "selettori degli uccisi". Durante la battaglia, montavano cavalli alati e, passando in rassegna il campo, selezionavano coraggiosi guerrieri destinati alla morte per il loro coraggio. Poi avrebbero trasportato queste anime nel Valhalla, la sala di Odino. Una volta nell'aldilà, le anime coraggiose venivano arruolate per combattere nella battaglia del Ragnarok, un conflitto apocalittico che segnava secondo il mito nordico, la fine del mondo.

Le Valchirie ricordano gli angeli, gli intermediari spirituali tra Dio e gli umani. In alcune storie, gli angeli portano messaggi ai mortali o li proteggono dai pericoli. In altre storie, interagiscono con i defunti, tormentando coloro che hanno peccato. L'angelo della morte, uno spirito che estrae l'anima dei trapassati dal corpo al momento della morte, appare in molte religioni e culture: qui apro una parentesi. Personalmente ho potuto incontrare l'angelo della morte, e posso asserire che esso (non ha sesso) non solo non è né buono né cattivo, almeno per descriverlo con aggettivi umani molto limitati, ma è splendente nella sua forma, che non possiede faccia (simbolo di personalità specifica se presente).

Gli arcangeli Michele e Gabriele agivano come angeli della morte, nella religione giudaico-cristiana. Azrael era l'angelo islamico della morte, che a volte appare come uno spirito terrificante con gli occhi e le lingue che coprono tutto il suo corpo. Azrael mantiene un enorme registro nel quale registra e cancella la nascita e la morte, rispettivamente, di ogni anima nel mondo, ecco l'origine del simbolismo cattolico.

Psicopompo

A volte, il compito di scortare le anime,appena trapassate, nell'aldilà non ricadeva in personaggi dalla forma umana, ma veniva attuato da simboli animali noti come psicopompi. Alcune specie di uccelli, come gufi, passeri, corvi e cani, appaiono spesso come psicopompi. "The Crow" (il corvo), una storia a fumetti adattata a film del 1994, con protagonista Brandon Lee, utilizza questo concetto con grande effetto.

Amici per la vita: il torvo mietitore e la peste

Concettualmente, l'angelo della morte era saldamente radicato nella religione e nella cultura europea al tempo del Medioevo. Ma un evento epidemiologico verificato alla fine del 14° secolo, avrebbe cambiato per sempre il modo in cui la persona media avrebbe visto e reagito all'idea della morte. Quell'evento fu la peste scaturita in epoca medievale, una delle pandemie più letali della storia umana.

la morte la peste nera

Almeno 25 milioni di persone morirono nello scoppio iniziale della pestilenza, e altri milioni continuarono a morire in focolai che divamparono per secoli [fonte: National Geographic]. La paura, della morte, della pestilenza sconosciuta, del dolore associato allo stadio tardivo della malattia, quando la pelle sulle estremità di una vittima diventava nera e cancrenosa, attanagliava l'intero continente. Uno stato d'animo generale di morbosità, gravava su tutte le attività e influenzava scrittori e pittori dell'epoca.

Non sorprende che, la morte, cominciò ad apparire come uno scheletro nelle opere d'arte di quella Era. In effetti, la maggior parte degli artisti ritraeva la forma scheletrica della morte in modi simili. Spesso veniva mostrata con in mano un dardo, una balestra o qualche altra arma. Alla fine, questi attrezzi sarebbero stati sostituiti con una falce, uno strumento di taglio composto da una lunga lama curva, fissata ad angolo rispetto a un lungo manico. Molti dipinti mostravano la morte oscillare la falce attraverso una folla di persone, falciando le anime come se fossero grano.

A volte, una giovane donna stava accanto alla morte, per ricordare il legame esistente tra la vita e la morte. Un'altra nozione popolare era che la morte potesse interagire con i vivi e tentarli alla tomba con scelte sbagliate, mentre nella realtà ogni persona sceglie spontaneamente come arrivare all'ultima dimora. Da qui il ballo della morte, o Danza macabra, in cui gli scheletri vengono mostrati mentre ballano e saltano, con persone di ogni ceto sociale.

The Grim Reaper è nato da queste visioni di morte post-peste.

Simbolismo del Grim Reaper

Tutto ciò che riguarda il Grim Reaper è intriso di significato. Gli oggetti che porta, anche i vestiti che indossa, ci dicono qualcosa sulla sua natura e sulle sue intenzioni quando finalmente arriva. Diamo un'occhiata ad alcuni dei simbolismi, simbolo per simbolo.

- Teschi e scheletri. Mentre la peste attraversava l'Europa e l'Asia, non era raro vedere mucchi di cadaveri in decomposizione. Nella Grande Piaga di Londra, un'epidemia verificatasi tra il 1665 e il 1666, un abitante su cinque soccombette [fonte: National Geographic]. Con la morte come parte integrante della vita quotidiana, aveva senso che artisti e illustratori iniziassero a dipingere la morte come un cadavere o uno scheletro. La figura scheletrica rappresenta il decadimento della carne terrena, ciò che rimane dopo che i vermi hanno fatto il loro lavoro. Rinforza anche una delle grandi paure umane: la paura dell'oblio.

- Mantello nero. Il nero è stato a lungo associato alla morte e al lutto. Le persone si vestono di nero ai funerali e trasportano i morti su carrozze nere (una volta, oggi machcine nere). Ma il nero è spesso anche il colore delle forze del male. Il mantello nero, conferisce al Mietitore un'aria di mistero e minaccia. Le cose che non possiamo vedere ci spaventa tanto quanto le cose che possiamo vedere, così il Mietitore si nasconde nell'ombra del suo mantello, giocando con le nostre paure dell'ignoto.

- Falce. Nei primi momenti prima che la figura trovasse la sua attuale configurazione simbolica, il Mietitore viene mostrato con frecce, spade, lance o balestre. Queste sono le armi che usava per colpire la sua vittima, forse anche perché erano le armi usate nei conflitti tra Stati inei quali morivano le genti. Col passare del tempo, una falce venne a sostituire questi strumenti di morte. Una falce era uno strumento usato per mietere, tagliare, grano o erba. Portare alla morte queste immagini, era un'estensione naturale di una società agricola in cui la raccolta, fatta in autunno, rappresentava la morte di un altro anno. Proprio come noi raccogliamo i nostri raccolti, così fa la morte quando raccoglie le anime dei trapassati, nel loro viaggio nell'aldilà.

- Clessidra. La clessidra classica ha due bulbi di vetro contenenti sabbia, che impiega un'ora per riversarsi dal bulbo superiore a quello inferiore. È un simbolo molto forte del trascorrere del tempo, sopravvissuto fino all'era digitale. Il Grim Reaper stringe in una mano una clessidra, facendoci sapere che i nostri giorni sono contati. Quando la sabbia si esaurisce, il nostro tempo è scaduto. Possiamo solo sperare di avere più tempo per vivere.

Questa immagine del Grim Reaper era così pervasiva, da apparire persino nei testi religiosi. Il miglior esempio viene dal Libro della Rivelazione della Bibbia. In Rivelazione 6: 1-8, quattro cavalieri sembrano inaugurare le calamità che segnalano la fine del mondo. I cavalieri sono Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte. Dei quattro, solo la Morte è nominata esplicitamente. Cavalca un cavallo pallido, che è spesso raffigurato come verde pallido, il colore della malattia e del decadimento ma soprattutto della carne in putrefazione. Nella maggior parte delle raffigurazioni, la Morte è mostrata come il Mietitore stesso, mantello nero che incornicia un teschio ghignante e una falce tenuta pronta per il macabro lavoro che la attende.

Oggi il Grim Reaper rimane terreno fertile per i narratori.