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Simbologia egiziana geroglifi

Simboli egizi

I geroglifici egiziani sono i simboli cui ricorrevano gli antichi egizi per scrivere: basato su raffigurazioni semplificate di oggetti comuni, il sistema di scrittura geroglifico è tra i più antichi al mondo. Gli egizi li chiamavano "parole degli Dei", mentre i greci, quando videro per la prima volta questa variopinta scrittura pittorica nei luoghi risevati al culto religioso, li ribattezzarono hiera grammata ("le lettere sacre") o hieroglyphica ("le lettere sacre incise"). Le origini del sistema di scrittura egizio rimangono sconosciute, ma è noto che i geroglifi furono lo spunto per alfabeti succesivi da cui in seguito nacquero il fenicio, l'ebraico e il greco.

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Poiché i geroglifici furono rinvenuti sulle pareti dei tempoli e delle tombe dei faraoni, si pensò che racchiudessero il tipo di saggezza e conoscenza mistica necessaria a intraprendere il viaggio verso l'oltretomba, tuttavia la decifrazione del codice fu ostacolata dalla convinzione tutta occidentale che i caratteri di questo colorato "alfabeto" fossero simbolici anziché fonetici; alcuni ricercatori giunsero al punto di sostenere che ciascuna immagine raffigurasse un concetto astratto trascendente il linguaggio e legato direttamente al pensiero. Ipotesi bizzarre ed eccessive come questa avvolsero i geroglifici in un mistero ancora più fitto, una delle ragioni per cui sono i caratteri prescelti per i tatuaggi dal sapore più esotico ed esoterico o misterioso.

La scrittura egizia

I geroglifici erano una forma di scrittura ufficiale, riservata ai monumenti e agli edifici religiosi e politici, mentre il metodo impiegato dai sacerdoti nella pratica quotidiana con l'uso di papiro e inchiostro venne chiamato "scrittura ieratica". In questo sistema le rappresentazioni pittoriche non erano geroglifici veri e propri, ma si limitavano a una serie di linee dritte e curve. Esisteva anche una terza scrittura detta "demotica", più simile al corsivo, con le lettere unite fra loro come il nostro corsivo, impiegata dai membri delle classi secolari. Tutte queste varianti non si diffusero fuori dai confini dell'Egitto, né gli invasori si curarono di impararle; perciò all'epoca della conquista romana (30 a.C.), il destino dei geroglifici sembrava segnato. Quando l'Imperatore cristiano Teodosio sancì la chiusura di tutti i templi pagani della regione nel 391 d.C. (cosa che non avevano fatto nemmeno gli egizi accettando tutte le religioni così come l'antico impero romano), la scrittur egizia cadde definitivamente nell'oblio. L'ultima iscrizione in caratteri geroglifici a noi nota fu scolpita sulla Porta Adriano intorno al 394 d.C.

Interpretare i geroglifici egiziani

Gran parte del fascino esercitato dai geroglifici risiede nel mistero del loro significato: fino alla fine del XVIII secolo gli studiosi non erano nemmeno certi che si trattasse di un vero e proprio sistema di scrittura. La chiave di accesso al codice fu scoperta solo quando le armate di Napoleone, durante la campagna d'Egitto del 1799, trovarono la stele di Rosetta, una lastra di pietra che riporta una iscrizione in tre versioni: geroglifici egiziani, demotico e greco. Fu dunque chiaro che i geroglifici erano un autentico metodo di scrittura. In genere la scrittura geroglifica procedeva da destra verso sinistra, anche se non mancano esempi disposti da sinistra a destra o dall'alto in basso: la direzione in cui erano rivolti i glifi, come ad esempio un uccello che guardava a sinistra, indicava il verso di lettura. Le parole non erano separate da spazi né da segni di punteggiatura, anche se alcuni glifi fungevano da desinenze. La lingua degli antichi egizi era tradotta in forma scritta ricorrendo a due tipi fondamentali di geroglifici: i logogrammi e i fonogrammi.

I primi erano semplici disegni che si richiamavano a un oggetto, come per esempio la figura di un occhio significava "occhio", ed erano usati per i nomi più comuni. I fonogrammi invece erano simboli fonetici, ovvero rappresentavano un suono, come avviene nella maggior parte degli alfabeti. Alcuni geroglifici avevano una duplice funzione: quello che significava "bocca", per esempio, indicava anche il suono "r". Nel sistema erano presenti anche altri segni, chiamati "determinativi", caratteri muti posizionati alla fine di una parola che servivano al lettore per identificarla con esattezza.

I geroglifici, per lo più, erano composti da segni fonetici seguiti da un determinativo: la scrittura rappresentava i numeri in maniera approssimativa e non possedeva vocali, ma conteneva ventiquattro simboli (come nell'alfabeto usato dagli ebrei) associati alle consonanti che sarebbero bastati a costruire tutte le parole della lingua egizia, se gli egizi non avessero continuato a utilizzare centinaia di altri segni e logogrammi: di conseguenza la lingua rimase molto complessa e non si trasformò mai in un vero alfabeto. Ancora oggi i geroglifici sono simboli carichi di significato: usati in particolare come talismani e amuleti, non mancano di decorare la pelle in tatuaggi ricercati o soprammobili chic.

 

 

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